Articoli sulla festa di San Tito 1996

Da “Il Giorno” del 6 settembre 1996:

TORNA DOPO 10 ANNI LA FESTA PIÙ BELLA    di Giuseppe Casolo Ginelli

“…Il Comune, la Parrocchia, la Pro loco e le associazioni cittadine sono alleate per la realizzazione di questa grande festa che, ogni dieci anni, unisce la popolazione nel nome di San Tito che compie, come dicono in paese, il “miracolo” della grande amicizia. Le beghe di cortile e di quartiere vengono, per un po’, dimenticate. Tutti amici quindi, ma all’insegna della riservatezza: fino all’ultimo minuto c’è il massimo segreto su come sarà addobbata questa o quella via, e, a parte le strutture in ferro e in legno che sono già visibili, le composizioni floreali, gli addobbi delle cappelle e chissà quale altra invenzione sono gelosamente tenute segrete e nascoste nei garage, nei sottoscala, nei solai.…”

Da “La Prealpina” del 7 settembre 1996:

RITORNA SAN TITO, IL PAESE SBOCCIA di Vincenzo Coronetti

“…A lui (San Tito, ndr) è dedicata la festa che con cadenza decennale trasforma il paese. Meglio, che lo fa sbocciare: fiori, intere strade addobbate con fiori di carta, vie e case che all’improvviso diventano un giardino, in una policromia così intensa e inusitata che sembra di essere in un posto della fantasia o in un quadro di Monet. San Tito è la festa, e che festa. Cominciò, nel 1926, don Luigi Mariani…centrò l’obiettivo e, con la “collaborazione” di Tito, inaugurò un ciclo destinato a durare nel tempo. Così, oggi come allora, anzi, più oggi di allora, ogni quartiere, rione, casa, palazzo e via diventa un laboratorio. In un crescendo di iniziative si mescola sacro e profano, cultura e divertimento, folclore e musica da discoteca: dieci giorni, dal 7 al 17 settembre, che accendono il paese, lo infiammano, lo rigenerano come non ci sembra esistano corrispettivi dalle nostre parti. Tutti coinvolti, i cittadini, in questa kermesse popolare che comincerà alle dodici con il concerto delle campane e i botti di cannone a salve, destinati, botti e campane, a risvegliare la brughiera anche se, in verità, di risvegli rumorosi pare proprio non abbia bisogno. Ma questa è una festa e poi, com’è quella storia?, semel in anno (o ogni dieci, fa lo stesso) licet insanire.…”

Da “Avvenire” del 7 settembre 1996:

FESTA DEL PATRONO, SAN TITO    di G.Cr.

“Una delle feste più belle del Varesotto, quella di San Tito, patrono di Casorate Sempione, cinquemila anime alle porte di Gallarate, inizia oggi il suo percorso dopo dieci anni di assenza con un originale concerto di campane e di colpi di cannone. Dieci anni infatti è il periodo, dal 1926 a questa parte, tra una ricorrenza e l’altra, una grande festa che ogni dieci anni unisce tutta la popolazione nel nome di San Tito, capace di realizzare il miracolo dell’amicizia tra le persone, facendo dimenticare come d’incanto le beghe di paese, le discussioni di cortile. Ed è un vero piacere in questi giorni vedere tutti i casoratesi in strada ad addobbare le vie del proprio paese. Un colpo d’occhio d’altri tempi, verrebbe da dire, se si pensa che sono stati “costruiti” ben cento milioni di fiori di carta, decine di migliaia di lampadine colorate per illuminare la notte. Un immenso paese delle meraviglie e della devozione popolare con drappeggi per tutte le vie, ben 19 cappelle votive in legno addobbate di fiori e di grandi murales, costruiti appositamente ai vari incroci, il tutto programmato nei minimi particolari con fiori diversi in ogni strada. Parrocchia, Comune e associazioni cittadine, tutti alleati in questa megaimpresa in onore di San Tito, che terminerà solennemente con la processione serale di martedì 17 settembre, una processione che porterà ancora una volta, attraverso il paese l’urna con le spoglie del santo, scortata da guerrieri a cavallo in costume romano.”

Da “La Prealpina” del 17 settembre 1996:

LA FOLLA “ABBRACCIA” SAN TITO     di Vincenzo Coronetti

Straordinaria partecipazione di gente alla decennale manifestazione

“…Sacro e profano, leggende popolari e realtà, mescolati per ottenere una festa tra le più interessanti e partecipate del Varesotto e dell’Altomilanese. Una festa che fa della semplicità il segreto del suo successo. Perché, tutto sommato, è proprio la semplicità ciò che cerca la gente, stanca di manifestazioni artate, costruite per stupire se non addirittura, per ingannare.

 

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